Cibo…non è solo una questione di pancia

Perché spesso è difficile cambiare piano alimentare?

Prima o poi ci siamo passati tutti, o molti, in quel momento in cui diciamo “da lunedì dieta”…e il mercoledì ci ritroviamo già seduti in un fast food! Decidere di cambiare regime alimentare, magari passando per una dieta ipocalorica, può non essere molto semplice, anche per chi non ha un reale disturbo dell’alimentazione.

Il cibo rientra fra i piaceri primordiali per l’uomo. Da sempre siamo stati abituati ad essere consolati col nostro piatto preferito, la maggior parte delle nostre feste si basano su grandi tavolate in cui trascorriamo ore ed ore a mangiare, molte pubblicità associano il cibo al piacere massimo. Il legame fra alimentazione ed emozioni è molto forte e cambiare un’abitudine è forse fra le cose più difficili da fare.

Anche io sono stata a dieta e ho provato in prima persona il desiderio dello “spuntino proibito”, il nervosismo da “carenza di carboidrati” o la perenne “fame” anche con lo stomaco pieno. La mia esperienza personale, associata ai miei studi di psicologa e psicoterapeuta, mi hanno permesso di avere un quadro più ampio della situazione.

Molte convinzioni che abbiamo in merito all’alimentazione sono errate, per questo è importante affidarsi ad uno specialista quando si desidera modificare il proprio piano alimentare. In questo modo si può essere educati alla corretta alimentazione, sia dal punto di vista biologico che comportamentale. Il primo periodo è sicuramente il più difficile, perché si passa dal “mangio tutto ciò che voglio quando voglio” al “sostituisco la merendina con un frutto” o “mangio tanta verdura per riempire lo stomaco”. Già dopo le prime due / tre settimane il tutto diventa più semplice, più abituale per l’appunto. La motivazione in questo momento è fondamentale. Inizialmente possono non esserci dei risultati immediati per cui gli sforzi sembrano inutili, non abbiamo il rinforzo che permette a quel comportamento di mantenersi. È necessario avere degli obiettivi più a lungo termine, che siano il vero motore che ci fa muovere e riguardano il benessere generale, non solo la perdita di kilogrammi.

Cambiare il proprio modo di vedersi, di scegliere, di muoversi, rientra tutto in un cambiamento di registri strutturati in noi che hanno bisogno di tempo e motivazione per essere ristrutturati.

L’alimentazione, quindi, non riguarda solamente cosa mangiamo ma rispecchia anche il modo in cui ci sentiamo. Possiamo provare, per esempio, a riflettere su quale emozione sentiamo nell’esatto momento in cui abbiamo il desiderio di quello spuntino. Noia? Tristezza? Rabbia? Forse è possibile gestire quel momento in un altro modo piuttosto che mangiare.

Il cibo viene spesso utilizzato come risposta per soddisfare ogni bisogno. Qualsiasi disagio viene soddisfatto dall’offerta di cibo. Una madre insicura di fronte al pianto del bambino può trovare nella proposta di cibo un modo semplice per calmarlo, risolvendo così, in un modo veloce, la situazione per lei fonte di ansia. Molti cibi, soprattutto quelli contenenti zuccheri, agiscono direttamente aumentando il livello di serotonina, neurotrasmettitore fondamentale nella regolazione emozionale.

 

È importante quindi capire innanzitutto quale sia il nostro legame con il cibo.

Il primo passo è osservare, senza giudicare, il nostro modo di alimentarci attraverso il diario alimentare in cui riportare anche lo stato d’animo presente prima dei pasti. Quindi trovare delle alternative al cibo nei momenti in cui siamo tristi, arrabbiati, annoiati, nervosi etc…

 

Introdurre l’attività fisica nella nostra quotidianità, anche nelle piccole cose (non usare l’ascensore, usare meno l’auto o parcheggiare lontano) permetterà sia di bruciare le così odiate calorie ma anche di liberare in maniera naturale le endorfine presenti nel nostro corpo e quindi di aumentare i livelli di serotonina in maniera totalmente salutare.

 

È importante, quindi, modificare non solo il proprio approccio verso il cibo ma le abitudini relative al benessere personale.

 

La buona notizia è che se il percorso inizialmente è in salita e ci può sembrare impossibile, piano piano diventa più familiare e possiamo imparare a guardarci allo specchio in un modo nuovo. Questo migliora il nostro umore e quindi funziona da rinforzo per il mantenimento del nuovo comportamento.

Il mio consiglio, da donna e da specialista, è quello di rivolgersi a persone competenti e di credere nelle nostre possibilità. Non lasciamoci scoraggiare da un piccolo fallimento, è solo una caduta nel nostro percorso…e poi, quel pezzettino di cioccolata, ogni tanto ce lo meritiamo!

Dott.ssa Roberta Collalti

Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale